Politica pubblica

La Svezia ha uno dei sistemi previdenziali più sviluppato al mondo. Secondo un rapporto dell’OCSE del 2012, il paese ha la seconda maggior spesa pubblica come percentuale sul PIL dopo la Francia (rispettivamente il 27.3% e 28.4%), e la terza più alta spesa sociale (pubblica e privata) del proprio PIL, dopo la Francia ed il Belgio (rispettivamente il 31.3% e 31%). La Svezia spende il 6.3% del proprio PIL, il nono più tra i 34 Paesi OCSE, per permettere un accesso equo all’istruzione. In merito all’assistenza sanitaria, il Paese spende il 10% del totale del PIL, il 12° Paese con la più alta spesa.

Storicamente, la Svezia fornisce un valido sostegno al libero scambio (eccetto l’agricoltura) ed una relativamente maggiore e stabile difesa dei diritti di proprietà (entrambi pubblici e privati), sebbene alcuni economisti hanno sottolineato che la Svezia ha promosso le industrie con tariffe ed ha sovvenzionato con fondi pubblici la ricerca e sviluppo durante i primi anni critici di industrializzazione del Paese. Dopo la seconda guerra mondiale la successione dei governi ha esteso lo stato sociale con l’innalzamento delle tasse. Durante questo periodo la crescita economia della Svezia è anche stata una delle più alte al mondo. Una serie di riforme sociali successive ha trasformato il Paese in uno dei più equi e sviluppati del pianeta. La crescita costante dello stato sociale ha consentito alla Svezia di raggiungere livelli senza precedenti di mobilità sociale e di qualità della vita – fino ad oggi la Svezia si è posizionata costantemente ai massimi livelli per la salute, la letteratura e lo sviluppo umano – molto oltre a quelli di alcuni tra i Paesi con maggiore benessere (per esempio gli USA).

In ogni caso, dagli anni settanta in poi la crescita del PIL della Svezia è scesa dietro ad altri paesi industrializzati ed il pro-capite del Paese è sceso dal 4° al 14° posto in poche decadi. Dalla metà degli anni 90 fino ad oggi la crescita economica della Svezia ha accelerato ancora una volta ed è stata maggiore rispetto ad altri paesi industrializzati (inclusi gli USA) durante gli ultimi 15 anni. Un rapporto dello United Development Program ha previsto che il punteggio della Svezia nell’indice dello Sviluppo Umano scenderà da 0.949 nel 2010 allo 0.906 nel 2030.

La Svezia ha iniziato a rallentare l’espansione dello stato sociale negli anni 80, ed anche ridurlo. La Svezia è stata di recente relativamente rapida nell’adozione di politiche neoliberali, come la privatizzazione, la finanziarizzazione e la deregulation, in confronto ad altri paesi come la Francia. L’attuale governo svedese sta continuando il trend di una moderato contenimento delle precedenti riforme sociali. La crescita è stata maggiore che in molti altri paesi EU-15. Inoltre dalla metà degli anni 80, la Svezia ha avuto la crescita più veloce di disuguaglianza tra le nazioni sviluppate, secondo l’OCSE. Ciò è dovuto in larga misura alla riduzione dei sussidi statali ed al passaggio verso la privatizzazione di servizi pubblici. Secondo Barbro Sorman, un attivista del partito di sinistra all’opposizione, “i ricchi stanno diventando sempre più ricchi ed i poveri stanno diventando sempre più poveri. La Svezia sta iniziando a somigliare agli USA”. Nonostante ciò, rimane di gran lunga più equa della maggior parte delle altre nazioni. Parzialmente a causa di queste privatizzazioni and una diffusa disparità economica, gli svedesi hanno portato nuovamente al potere i Social Democratici alle elezioni del 2014 che hanno nuovamente aumentato la spesa pubblica.

La Svezia ha adottato politiche di mercato libero agricolo nel 1990. Sin dal 1930, il settore agricolo è stato soggetto a controlli sui prezzi. Nel giugno 1990, il parlamento ha votato per una nuova politica sull’agricoltura segnando un significativo allontamento dal controllo dei prezzi. Di conseguenza, i prezzi del cibo sono calati un pò. Tuttavia, la liberalizzazione presto è diventata irrilevante perché sono sopraggiunti i controlli sull’agricoltura dell’Unione Europea.

Sin dalla fine degli anni 60, la Svezia ha avuto la più alta quota di tasse (come percentuale sul PIL) nel mondo industrializzato, sebbene oggi il gap si è ridotto e la Danimarca ha superato la Svezia come il Paese più fortemente tassato tra i paesi sviluppati. La Svezia ha due scaglioni progressivi di tasse comunali di circa il 30% ed una quota addizionale per stipendi alti del 20-25% quando lo stipendio supera all’incirca 320,000 SEK per anno. Le tasse sulla busta paga sono del 32%. In aggiunta, un’Iva nazionale del 25% va ad aggiungersi a molte cose acquistate dai privati cittadini, ad eccezione del cibo (12% di IVA), i trasposrit, ed i libri (Iva al 6%). Alcuni articoli sono soggetti a tasse aggiuntive, per esempio l’elettricità, la benzina e le bevande alcoliche.

Nel 2007, il totale delle entrate fiscali è stat oil 47.8% del PIL, il secondo più alto carico fiscale tra i paesi sviluppati, calato dal 49.1% del 2006. L’ammontare delle tasse invertite della Svezia – l’importo che arriva al portafoglio del lavoratore – è di circa il 15%, in confronto al 10% del Belgio, il 30% in Irlanda ed il 50% negli Stati Uniti. La spesa sul settore pubblico ammonta al 53% del PIL. I dipendenti statali e comunali rappresentano in totale un terzo della forza lavoro, molto di più della maggior parte dei paesi sviluppati. Solo la Danimarca ha un settore pubblico maggiore (38% della forza lavoro danese). Anche la spesa sui trasferimenti è elevata.

Nel 2015 e nel 2016, il 69% dei lavoratori dipendenti è organizzata in sindacati. La densità dei sindacati nel 2016 è stata del 62% tra gli operai (la maggior parte dei quali nella Confederazione dei sindacati svedesi) ed il 75% tra gli impiegati (la maggior parte nella Confederazione Svedese dei Professionisti Dipendenti, TCO, e la Confederazione Svedese delle Associazioni dei Professionisti, SACO). La Svezia dispone di fondi sindacali per i disoccupati (Ghent system) ed i sindacati hanno il diritto di eleggere due rappresentanti del consiglio di amministrazione in tutte le aziende svedesi con più di 25 dipendenti. La Svezia ha un numero relativamente alto di assenze per malattia per lavoratore nell’OCSE: in media ogni lavoratore perde 24 giorni di lavoro a causa di malattie.

Il tasso di disoccupazione era del 7.2% nel Maggio 2017 mentre il tasso di occupazione era del 67.4% con una forza lavoro che consisteva in 4,983,000 persone con 387,000 disoccupati. Nel 2012 la disoccupazione tra i giovani (con 24 anni di età o più giovani) era al 24.2% facendo della Svezia la nazione con il più alto rapporto tra disoccupazione giovanile contro la disoccupazione generale.