Economia

La Svezia è il settimo paese più ricco del mondo in termini di PIL (prodotto interno lordo) pro capite e da una elevata qualità della vita vissuta dai suoi cittadini. La Svezia ha una economia mista orientata all’export. Il legno, l’energia idroelettrica ed il minerale del ferro costituiscono le risorse base di una economia con forte vocazione al commercio estero. Il settore ingegneristico svedese rappresenta il 50% delle esportazioni , mentre le telecomunicazioni, l’industria automobilistica e l’industria farmaceutica hanno ugualmente una grande importanza. La Svezia è il nono esportatore di armi nel mondo. L’agricoltura rappresenta il 2% del PIL e dell’occupazione. Il Paese si posiziona tra i primi nell’ambito della telefonia e della penetrazione dell’accesso ad internet.

I sindacati, le associazioni di datori di lavoro ed i contratti collettivi di lavoro coprono una gran parte dei lavoratori in Svezia. L’elevata copertura dei contratti collettivi è stata raggiunta nonostante l’assenza di meccanismi statali che estendono i contratti collettivi all’intera industria o a tutti i settori. Sia il ruolo prominente della contrattazione collettiva che il modo in cui si raggiunge l’alta copertura dei lavoratori riflette la predominanza dell’auto-regolamentazione (auto-regolamentazione del mercato del lavoro) rispetto alla regolamentazione statale nei rapporti industriali svedesi. Quando il sistema svedese Ghent è stato modificato nel 2007, con l’effetto di un sensibile aumento degli oneri per i fondi dei disoccupati, si è prodotto un sostanziale declino della densità dei sindacati e della densità dei fondi per i disoccupati.

Nel 2010 il reddito svedese secondo il coefficiente Gini è stato il terzo più basso tra i paesi sviluppati, con lo 0.25 – leggermente più alto di Giappone e Danimarca – da cui si desume una bassa disparità di reddito in Svezia. Tuttavia, il coefficiente Gini di benessere del 0.853 è stato il secondo più elevato tra i paesi sviluppati, ed al di sopra della media europea e del Nord America, da cui si desume una alta disparità di ricchezza. Anche sulla base di un reddito disponibile, la distribuzione geografica del coefficiente di disuguaglianza del reddito di Gini varia tra le diverse regioni e comuni di Svezia. Danderyd, al di fuori di Stoccolma, ha il più alto coefficiente di disparità di reddito di Gini della Svezia, pari a 0.55, mentre Hofors vicino Gävle ha il più basso a 0.25. All’interno ed intorno a Stoccolma e Scania, due delle regioni più densamente popolate della Svezia, il coefficiente di reddito Gini è compreso tra 0,35 e 0,55.

In termini di struttura, l’economia svedese è caratterizzata da un grande settore manifatturiero basato su una conoscenza intensiva ed orientato all’export; un settore dei servizi di business in crescita anche se piccolo a confronto; ed in base agli standard internazionali un grande settore del servizio pubblico. Le grandi aziende, sia nella manifattura che nei servizi, dominano l’economia svedese. La produzione di alta e medio-alta tecnologia rappresenta il 9.9% del PIL.

Nel 2007 le 20 più grandi aziende svedesi erano Volvo, Ericsson, Vattenfall, Skanska, Sony Ericsson Mobile Communications AB, Svenska Cellulosa Aktiebolaget, Electrolux, Volvo Personvagnar, TeliaSonera, Sandvik, Scania, ICA, Hennes & Mauritz, IKEA, Nordea, Preem, Atlas Copco, Securitas, Nordstjernan och SKF. La grande maggioranza dell’industria svedese è controllata privatamente, a differenza di molti altri paesi occidentali industrializzati, e, rispetto a parametri standard, le imprese statali sono di importanza minore.

Circa 4.5 milioni di resident svedesi sono occupati e circa un terzo della forza lavoro ha completato una istruzione terziaria. In termini di PIL per ora lavorata, la Svezia è stata la nona al mondo nel 2006 con 31 USD, contro 22 USD in Spagna e 35 USD negli Stati Uniti. Il PIL per ora lavorativa sta crescendo del 2,5% all’anno per l’economia nel suo complesso e la crescita della produttività bilanciata sul mercato è del 2%. Secondo l’OCSE, la deregulation, la globalizzazione e la crescita del settore tecnologico sono stati i motori chiave della produttività. La Svezia è leader mondiale nelle pensioni privatizzate ed i problemi di finanziamento delle pensioni sono relativamente piccoli rispetto a quelli di molti altri paesi dell’Europa occidentale. Un programma pilota per verificare la fattibilità di un giorno lavorativo di sei ore, senza perdite nella busta paga, è iniziato nel 2014, coinvolgendo la partecipazione del personale comunale di Göteborg. Il governo svedese sta cercando di ridurre i propri costi per ridurre le ore di malattia e aumentare l’efficienza.

Il lavoratore tipico riceve il 40% del proprio costo del lavoro dopo il cuneo fiscale. L’ammontare totale delle tasse raccolte dalla Svezia come percentuale sul PIL ha raggiunto il picco massimo del 52.3% nel 1990. Il paese ha fronteggiato una crisi immobiliare e bancaria nel 1990-1991, e come conseguenza è stata approvata una riforma delle tasse nel 1991 per implementare il taglio delle tasse ed estendere nel tempo la base tassabile. Dal 1990, le tasse raccolte dalla Svezia come percentuale del PIL sono diminuite, con una riduzione dei tassi d’imposta totali per i redditi più alti. Nel 2010 sono state raccolte tasse per il 45,8% del PIL del paese, il secondo tasso più alto tra i paesi OCSE e quasi il doppio della percentuale negli Stati Uniti o in Corea del Sud. L’occupazione finanziata dal reddito da imposta rappresenta un terzo della forza lavoro svedese, una percentuale sostanzialmente più elevata che in molti altri paesi. Nel complesso, la crescita del PIL è stata rapida poiché le riforme, soprattutto quelle produttive, sono state adottate nei primi anni ’90.

La Svezia è la quarta economia più competitive del mondo, secondo il rapporto Global Competitiveness 2012-2013 presentato al World Economic Forum. La Svezia è il Paese più performante nel 2017 Global Green Economy Index (GGEI). La Svezia si posiziona al quarto posto nel IMD World Competitiveness Yearbook 2013. Secondo il libro The Flight of the Creative Class dell’economista Professor Richard Florida dell’Università di Toronto, la Svezia si classifica come la miglior creatività in Europa per gli affari e prevede di diventare una calamita che attirerà i talenti dei lavoratori più ambiziosi del mondo. Il libro conteneva un indice per la misurazione del tipo di creatività che si ritiene la più utile per il business – talento, tecnologia e tolleranza.

La Svezia mantiene la propria moneta, la corona svedese (SEK), come risultato del referendum con cui gli svedesi hanno respinto l’adozione dell’Euro. La banca di stato svedese – fondata nel 1668 e quindi la più antica banca del mondo – attualmente sis ta focalizzando sulla stabilità dei prezzi con un obiettivo del 2% di inflazione. Secondo il Sondaggio Economico della Svezia del 2007, la media dell’inflazione in Svezia è stata una delle più basse tra I paesi europei dalla metà degli anni 90, principalmente grazie alla deregulation ed al rapido utilizzo della globalizzazione.

I maggiori flussi commerciali sono con la Germania, gli Stati Uniti, la Norvegia, il Regno Unito, la Danimarca e la Finlandia.

La deregulation finanziaria degli anni 80 ha avuto un impatto negative sul mercato immobiliare, portando ad una bolla immobiliare ed infine ad un collasso nei primi anni 90. I prezzi dei locali commerciali sono diminuiti dei due terzi obbligando al salvataggio governo di due banche svedesi da parte del governo. Nelle due decadi successive il settore immobiliare si è rafforzato. Dal 2014 i legislatori, gli economisti e l’IMF hanno nuovamente messo in guardia da una bolla per i prezzi ed il debito personale sui mutui in aumento. Il debito delle famiglie è salito oltre il 170% quando i legislatori hanno cominciato a prendere in considerazione una riforma delle zone ed altre misure per generare una maggiore offerta di alloggi in quanto la domanda stava superando l’offerta di alloggi, spingendo i prezzi ad aumentare.  Dall’agosto del 2014, il 40% aveva un mutuo di soli interessi mentre chi non l’aveva fatto stava ripagato il capitale ad un tasso che avrebbe richiesto 100 anni per il pagamento completo.